Palermo al tempo degli spagnoli

Una passeggiata attraverso il centro storico di Palermo vi porterà a scoprire le tracce più o meno evidenti e molte curiosità che parlano di Palermo al tempo degli spagnoli. 

L’età spagnola è stata la più lunga per la Sicilia, è durata infatti quattrocento anni. Quei secoli, soprattutto il periodo fra il 1500 e il 1700, hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia e nell’urbanistica di Palermo.

Sotto la corona di Spagna iniziò per l’isola l’età dei Vicerè (la Sicilia non fu più residenza reale e perse di importanza). 

La Sicilia divenne viceregno all’inizio del 1400, quando venne nominato il nuovo re Ferdinando d’Aragona (nipote di Martino il Vecchio). Sotto la sua corona, nel 1415, giunse a Palermo il primo Viceré, Juan de Pañafiel. Per tutto il ‘400 il Viceré è un fiduciario del sovrano, prese poi la forma definitiva con i suoi poteri e mansioni nel ‘500 sotto Carlo V.

Poiché i sovrani vivevano a Madrid, tentavano di supplire alla loro assenza celebrando con magnificenza, nelle città più importanti del loro Regno, dunque anche a Palermo, le ricorrenze della famiglia reale (matrimoni, battesimi, incoronazioni): un modo simbolico per rinsaldare il legame con i sudditi. 

Ecco dunque che il cosiddetto piano del Palazzo Reale divenne il palcoscenico privilegiato in cui avvenivano tali feste.

In tale piazza prospiciente il Palazzo Reale, nel 1469 si celebrò la festa per il matrimonio di due sovrani importanti per la nostra storia: Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia (i re Cattolici). 

Il loro Regno segnò l’unione dei Regni di Castiglia e Aragona con la formazione del Regno di Spagna, l’istituzione dell’Inquisizione spagnola in Sicilia (nel 1487 arrivano i primi uomini dell’Inquisizione a Palermo, con lo scopo di garantire l’ortodossia di coloro che si erano convertiti al cristianesimo dall’ebraismo e dall’islam) ma anche l’espulsione di ebrei e musulmani dal Regno nel 1492 (mentre Cristoforo Colombo compiva il suo viaggio verso il Nuovo Mondo). 

Dunque, tra il 1492 e il 1501 si impose ad ebrei e musulmani di convertirsi o di lasciare il paese. Ciò comportò non solo la perdita di un folto gruppo di professionisti specializzati e la fine dei commerci con il Nord Africa, con il conseguente tracollo economico per l’isola.

All’inizio del 1500 salì al trono di Spagna Carlo V. Figlio di Filippo d’Asburgo (detto Il Bello), da cui ereditò l’Impero e di Giovanna di Castiglia e Aragona (detta La Pazza), da cui ereditò il Regno di Spagna. Carlo V regnò dal 1516 al 1554 e durante il suo Impero, precisamente nel 1545, venne avviata la Controriforma cattolica, che segnò definitivamente la netta separazione tra cattolici e protestanti e fu il trampolino di lancio per la nascita dello stile Barocco

Il periodo di Carlo V fu molto difficile e pericoloso anche per altre ragioni. Infatti, a causa dell’espulsione di musulmani ed ebrei dal Regno di Spagna, operata dai suoi nonni, aumentò la massa di vagabondi che scorrazzava nel Mediterraneo portando avanti commerci illegali e, di conseguenza, nacque la pirateria.

La Sicilia era in pericolo e Carlo V diede ordine all’architetto e ingegnere militare Antonio Ferramolino, di fortificare tutta l’isola e soprattutto le principali città. 

La cinta bastionata di Palermo, ancora visibile sul fronte del mare (le cosiddette Mura delle Cattive) e nella parte esterna del Palazzo reale dal lato di Piazza Indipendenza (il cosiddetto bastione di Carlo V, così come la maestosa Porta Nuova con i suoi mascheroni e le sculture dei musulmani sconfitti, ma anche i bastioni di Catania, la cerchia esterna del castello di Milazzo, le fortificazioni di Messina e molte torri che circondano oggi il perimetro della Sicilia lungo la costa, furono realizzate in tale occasione.

Carlo V, vestito da imperatore romano, si erge ancora oggi su un alto piedistallo in piazza Bologni e su uno dei Quattro Canti di Palermo.

Dal punto di vista urbanistico, in quel lungo periodo di tempo la città si trasformò in un vero e proprio cantiere edilizio, dove la creazione di piazze barocche, l’apertura di nuove strade, l’edificazione e decorazione di nuove chiese, ne hanno modificato l’aspetto.

Nella seconda metà del 1500, il corso Vittorio Emanuele, fu prolungato fino a raggiungere il mare, diventando la lunga direttrice viaria che ancora oggi caratterizza il centro storico. 

L’incrocio di questa strada con la via Maqueda, all’inizio del 1600, portò alla creazione dei Quattro Canti, splendida piazza barocca e cuore pulsante della città spagnola e dell’attuale centro storico. 

La via Maqueda, va ricordato, fu aperta proprio per volontà di un Vicerè spagnolo, Bernardino de Càrdenas, duca di Maqueda. 

La splendida piazza Pretoria, con la sua cinquecentesca fontana fiorentina,prese forma proprio durante quella intensa stagione edilizia.  

Magnifiche chiese barocche ricche di marmi e affreschi, come la chiesa del Gesù (da ricordare che la fondazione dell’ordine dei Gesuiti avvenne proprio per volontà di due giovani spagnoli, Ignazio da Loyola e Francesco Saverio) o quella di Santa Caterina d’Alessandria, vennero realizzate proprio durante l’età spagnola e dopo l’inizio della Controriforma. Esse rappresentavano il potere e la ricchezza della Chiesa Cattolica.

Il Palazzo Reale di Palermo cambiò in parte aspetto e funzione proprio in quei secoli. Da residenza reale di età medievale, divenne prima sede del Tribunale dell’Inquisizione e poi residenza dei Vicerè. 

Nella piazza antistante il Palazzo avvenivano feste e celebrazioni della corona spagnola (oggi  il piano del Palazzo Reale non esiste più, al suo posto si trova la lussureggiante villa Bonanno con le sue innumerevoli piante esotiche e palme da dattero, creata all’inizio del 1900 dall’allora sindaco Pietro Bonanno). 

Dunque, se da una parte dal punto di vista storico la Sicilia subì una forte perdita di importanza e di potenza durante l’età spagnola, dall’altra parte Palermo si arricchì di nuove architetture e opere d’arte che ne hanno cambiato in parte la forma, portandola a quello che è il suo aspetto attuale.